Blog di Nunzio: Istoreco Ricerche Storiche. Antonino Russo fu Nunzio, un pastificio siciliano conosciuto negli Stati Uniti.


Istoreco Ricerche Storiche. Antonino Russo fu Nunzio, un pastificio siciliano conosciuto negli Stati Uniti.

Posted by Nunzio on 22/06/2016
 

Nel tracciare una breve storia di questa industria, che poi e' stata l’azienda della mia famiglia, ritengo corretta una nota iniziale tratta dalle fonti della storia.

 
Premessa
 
La pasta è nata in Sicilia, e il suo luogo d’origine e' Termini Imerese. I ricercatori ci comunicano notizie di questo prodotto unico nella storia della scienza alimentare fin dal 1154. Quindi, da quando il geografo arabo Al Idrisi girò l’isola, scrivendo Il Libro di Ruggero, e così narrandone le meraviglie per conto del normanno Re Ruggero II di Sicilia. Questo avvenne cento anni prima della nascita di Marco Polo, per centinaia d’anni considerato l’esploratore che – scopertala in Cina – la fece poi conoscere in Occidente.
 
In verita', nella sua ricerca Idrisi scrive di Trabia, piccolo centro a circa 30 km da Palermo, affermando:
 “La Trabia ha una pianura e dei vasti poderi nei quali si fabbrica molta quantità di paste(Yttriyya) da esportarne in tutte le parti, specialmente nella Calabria e in altri paesi di musulmani e di cristiani. (...)” 
Il luogo, pero', e' stato un errore di valutazione. La contrada individuata con precisione dall’autore era nota all’epoca come Mulinelli. Ancora ai nostri giorni la chiamano così. La località si trova oggi, come ieri, in territorio di Termini Imerese. Lo sbaglio è nato perché all’epoca dei fatti l’espansione di questa non era l'odierna, sebbene il territorio cittadino fosse molto vasto. Da qui nasce la storica disputa tra le due città per la primogenitura dello spaghetto. La controversia è finita nel 2005, con la prima presentazione del romanzo La Voce del Maestrale di Nunzio Russo (quattro edizioni). Nell’occasione i due sindaci presenti all’evento hanno convenuto che la pasta nascesse a Termini Imerese ma vicinissimo a Trabia, in questo aiutati dall'autore, che poi è figlio e nipote e pronipote di pastai da entrambi i rami della famiglia. Ai Mulinelli, dunque, troviamo le testimonianze del primo pastificio.
 
La Yttriyya (arabo), che poi i latini chiamarono Itria, di cui ci giungono notizie era una merce rustica e nutriente. Questa era prodotta in quantità limitate dalle famiglie, che poi ne facevano commercio. Era fatta a mano con pazienza, e poi lasciata ad asciugare al sole. La materia prima era ottenuta dalla macinazione del grano duro, cui era aggiunta acqua per ottenere l’impasto. Il resoconto di Idrisi narra di una pasta tirata a fili sottili. Di questo mito secolare oggi è rimasto poco nel posto d’origine. Agli inizi del novecento a Termini Imerese c’erano ancora quarantacinque fabbriche, che producevano pasta o macinavano grano. Di alcune è rimasta traccia.
 
ANTONINO RUSSO FU NUNZIO
Molino e Pastificio – Termini Imerese
 
"Non v'è chi non dica che le paste alimentari di Torre Annunziata e di Gragnano siano tra quelle di produzione italiana le supereccellenti; ed infatti non si può dire che tali prodotti siano da disprezzare; ma in omaggio alla giustizia ed alla verità, è doveroso riconoscere che il luogo di origine di questa industria è la Sicilia e specialmente Termini Imerese, ove si fabbrica la pasta di pura semola senza ricorrere alle materie eterogenee di cui non tutte le Case produttrici di altri siti sono aliene dal miscelare le semole per la pasta medesima.
In riva al mare, ma poco lungi dalla Città e vicinissimo allo stabilimento termale, sorge in Termini Imerese un opificio di recente costruzione, ma che rappresenta il risultato di molti anni di lavoro e di attività. Esso appartiene alla ditta Russo, la quale sino dal 1875 esiste…”  
clicca il link a seguire per leggere tutto l'articolo pubblicato nel 1903 www.nunziorusso.it/blog/dettaglio.asp
 
Così scrivevano gli autori Bontempelli e Trevisani, nel libro La Sicilia Industriale Commerciale e Agricola, edito dalla Società Tipografica Editrice Popolare, pubblicato a Milano nel 1903.
 
E’ bene ricordare che la pasta iniziò ad essere prodotta industrialmente dal 1800, quando nella zona di Napoli furono montati i primi impianti atti allo scopo. Nei decenni a seguire questi furono perfezionati, soprattutto riguardo ai sistemi d’essiccazione. Questa all’origine era fatta all’aperto, spesso davanti la fabbrica, stendendo il prodotto su canne ad asciugare. Nel 1870 comparvero i torchi idraulici e le impastatrici meccaniche, seguite nel 1875 dai primi essiccatoti statici.
 
In quegli anni Antonino Russo, le cui antiche origini erano di una famiglia di pastai del napoletano, conosce Lucia Pusateri di Termini Imerese. Di lei s’innamorò, conducendola all’altare. Fin qui era una storia normale, ma Lucia aveva pure dei parenti, che un giorno avrebbero ereditato una fabbrica di pasta secca. La giovane signora convinse allora il marito a costruire un pastificio con molino, e quindi realizzare una filiera, dal grano al prodotto finito per il consumo. Lucia lavorò nell’azienda di famiglia fino alla fine dei suoi giorni.
Il primo opificio della ditta Antonino Russo fu Nunzio era in pieno centro cittadino, in Via Dei Bagni, che prendeva il nome dalle vicine Terme. Bisogna sapere che la parte bassa della città di Termini Imerese è edificata quasi per intero su una sorgente termale nota dall’antichità ai nostri giorni. Il Grand Hotel delle Terme, realizzato dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda, è ancora meta di pazienti bisognosi di cure termali da tutta Europa. La vicinanza della vena termale non sfuggì ad Antonino, che la utilizzò da subito per la pulitura del grano e l’impasto della semola. Questo diede qualità e gusto al suo prodotto.
L’azienda cominciò subito ad espandersi, rendendo necessaria la costruzione di un nuovo stabilimento vicino alla zona del porto mercantile, anche per favorire il carico delle merci sulle navi in partenza verso le destinazioni dell’Italia settentrionale. Nel 1900 fu inaugurato lo stabilimento così detto “a mare”, su tre livelli, dotato di due presse idrauliche ed un nuovissimo molino prodotto da Buhler di Uzwil (Svizzera). Negli anni successivi Russo cominciò l’esportazione di pasta alimentare negli Stati Uniti, confezionata in pacchi di carta da 1 libbra inglese, pari a 452 grammi. Andrea Russo & Company, società commerciale  di Chicago, proprietà di Andrea Russo, fratello di Antonino, importava e distribuiva la pasta di Termini Imerese. Ma non solo. Dallo stabilimento sul mare partivano per le Americhe pure acciughe senza lisca, olio d’oliva e salsa di pomodoro. Tutti prodotti rigidamente nati sotto il sole di Sicilia.
 
Passano gli anni e la seconda generazione prende il timone dell’azienda. Nunzio, Antonino ed Andrea, in ordine d’età, sono i figli del fondatore e di Lucia. Tutti hanno fatto la gavetta in azienda, occupandosi di tutte le fasi della lavorazione, con l’umiltà e la dedizione imposta dai genitori. In particolare è Nunzio, il maggiore, che ha le idee chiare su come traghettare l’impresa verso le grandi dimensioni. Viaggia molto, visita le fiere e ottiene ai suoi prodotti riconoscimenti nazionali (Montecatini) e internazionali (Parigi).
Le richieste aumentano e bisogna rispondere alla clientela sempre più numerosa. Il molino deve aumentare la resa. Si presenta l’occasione di ampliare. A Leonforte, in provincia di Enna, un impianto molitorio recentemente costruito dalla Meccanica Lombarda di Brescia è fermo per il fallimento dell’azienda. Nunzio lo compra, e i tecnici della Meccanica lo abbinano al vecchio Buhler. Il lavoro aumenta. Si producono pure farina per il pane e mangimi. Ma dopo qualche anno non basta, anche lavorando la domenica. Bisogna investire nuove risorse, bisogna rischiare di più.
Nel 1936 è comprato un nuovo terreno, appena fuori le mura cittadine, ma sempre su una falda delle famose acque termali. I tre fratelli decidono di realizzare nuovi stabilimenti di maggiori dimensioni. Si parte con il molino. Serve un impianto che può macinare almeno 500 quintali di grano in un giorno, a ciclo alterno. E vale a dire lavorazione sia di grano duro per la semola da pasta che di tenero per il pane bianco. Quali impianti comprare? Questa la domanda che si pongono i tre. In un primo momento sono convinti d’acquistare ancora le macchine svizzere di Buhler, che ben continuano a lavorare dopo quasi quaranta anni. Chiedono preventivi e progetti. Ma il governo italiano subisce le sanzioni internazionali a causa della Guerra d’Etiopia. La società svizzera prende tempo, preoccupata dall’isolamento dell’Italia. Nunzio Russo, a quel punto, contatta l’ex Meccanica Lombarda, nel frattempo assorbita dalle Officine Meccaniche Reggiane di Reggio nell’Emilia. Lo affascina la filosofia dell’azienda emiliana, dove lo stesso direttore generale abita una villa all’interno dello stabilimento, così come le famiglie dei dipendenti. Un perfetto esempio d’azienda sociale. E poi, Reggiane hanno un ciclo produttivo chiuso. Fabbricano tutto in casa, utilizzando le migliori tecnologie disponibili. E questo vale per la sezione aeronautica, la costruzione di locomotori, vagoni ferroviari, attrezzature portuali e impianti per molini e pastifici. Si firma il contratto di fornitura. A Termini Imerese inizia la costruzione dello stabilimento in cemento armato e rivestito di mattoni rossi, mentre a Reggio gli ingegneri delle Officine disegnano gli impianti, che poi le maestranze iniziano a produrre. All’atto dell’ordinativo è questo il molino a ciclo alternato più grande di tutto il mezzogiorno d’Italia.
Il tutto è pronto per la spedizione il 30 marzo 1940, ma l’Italia si appresta ad entrare in guerra. Una breve telefonata e Nunzio parte per Reggio nell’Emilia. Sono in gioco i destini di una famiglia, ma soprattutto dell’azienda e dei dipendenti. E questo conta molto, secondo la benedetta mentalità dell’epoca. Il direttore generale delle Reggiane, l’ing. Giovanni Degola, rassicura Russo e dietro pagamento di una pigione blinda il molino nei sotterranei del Campovolo. Al ritorno in Sicilia, Nunzio si frattura una gamba, scendendo dal traghetto a Messina. Non c’è tempo per il gesso. Il vecchio molino deve essere smontato. La manifattura tabacchi paga un ottimo canone per la locazione dello stabilimento. Servono sigarette per i soldati al fronte. Lui zoppicherà per il resto della vita.
Reggio nell’Emilia sarà bombardata con inaudita violenza dagli aerei alleati, che avranno temuto la tecnologia degli emiliani; la prima industria al mondo in grado di costruire caccia ultraleggeri, velocissimi e superiori. I bunker del Campovolo, in ogni caso, resistono alle bombe. Il molino è salvo grazie alle Reggiane e all’indimenticabile direttore generale. Nel 1946 gli impianti sbarcano in Sicilia. Qualche mese dopo riprende la produzione industriale.
Il nuovo pastificio è ultimato nel dopoguerra, utilizzando le più moderne tecnologie dell’epoca, come annota il Prof. Renato Rovetta nel suo libro (cit. Industria del pastificio o dei maccheroni. Hoelpi, 1951). E’ una costruzione di sette piani, di cui sei fuori terra. Al piano sottoterra è il rinvenimento della pasta. Al piano terra, alto 8 metri, sono montate impastatrici, gramolatici e presse. Lì troviamo pure i motori, il reparto imballaggio e il magazzino. Al piano primo, secondo, terzo e quarto c’è l’incartamento ed essiccazione definitiva della pasta lunga. Il piano quinto è dedicato all’asciugamento della pasta tagliata corta. Il piano sottotetto è una camera d’aria di compensazione, per le varie situazioni atmosferiche. Sono montate macchine prodotte dalla societa' svizzera Buhler.
Lo stabilimento, come in tutte le regioni dell’Italia meridionale, aveva il lato lungo a settentrione e il corto a mezzogiorno. L’essiccazione era a Nord, mentre la produzione guardava sempre a mezzogiorno.
 
Alla fine degli anni 50, la situazione economica del dopoguerra muta il destino dei pastifici siciliani. I nostri emigrati all’estero costruiscono i primi impianti nelle Americhe come in Oceania, e così diminuiscono drasticamente le esportazioni. I costi di trasporto e l’assenza di una rete autostradale innalzano a dismisura i costi delle spedizione verso il settentrione d’Italia e  l’Europa. Di contro i produttori delle regioni settentrionali sono in pochi e più vicini ai mercati. Aziende come Barilla e Buitoni crecono di continuo, insieme con alcuni altri marchi. La produzione, in Sicilia, appare frazionata. Sono molti i pastifici, alcuni prestigiosi, ma hanno difficoltà a sviluppare le dimensioni in un mercato ristretto e ormai saturo. Ancora, però, in quel periodo la produzione di pasta della Sicilia risulta da sola superiore a quella di tutte le altre regioni d’Italia sommate, ad esclusione della sola Campania. Altra regione di forte tradizione nel settore. (cit. Giuseppe Portesi. L’Industria della pasta alimentare, ed. Mulini d’Italia 1957).
Gli ultimi industriali della pasta di Termini Imerese si riuniscono nel 1960. A loro si aggiunge l’unico pastaio della vicina Trabia, il dr. Salvatore Messineo. Il progetto è ambizioso. Bisogna realizzare un grande pastificio, e giusto dove la pasta è nata. E’ individuato il terreno presso la nascente zona industriale di Termini Imerese. Si pensa anche di ripristinare il vecchio tracciato dell’adiacente aeroporto, costruito dagli alleati durante l’occupazione dell’isola nel 1943, per favorire i trasporti. Sono commissionati progetti a Braibanti di Milano, Buhler di Uzwil (Svizzera) e Pavan di Galliera Veneta (PD) ancora oggi custoditi e disponibili. Tutto sembra pronto per cambiare il futuro dell’industria alimentare italiana. Sarà costituita una società per azioni, dove tutti acquisiranno titoli in rapporto al capitale versato. La pasta sarà prodotta, utilizzando i rispettivi brand. Alla fine, però, l’accordo non viene sottoscritto.
Dopo anni d’oblio si sono raccolte le testimonianze dirette di chi ha promosso l’iniziativa; chi è stato favorevole; chi ha voluto il fallimento della stessa. Il pastificio più grande del mondo doveva nascere a Termini Imerese. Così, purtroppo, non è stato. E quindi il sogno dei pastai di Sicilia è stato portato via dall’inesorabile scorrere del tempo. In ogni caso, oggi è salva la memoria.
 
Nel 1965, la terza generazione della famiglia Russo prova da sola. E’ commissionato il nuovo pastificio Fratelli Russo a Buhler. Lo stabilimento, sempre costruito su una falda d’acqua termale, è una struttura interamente prefabbricata su quattro livelli, realizzata in appena tre mesi. I grandi impianti svizzeri sono totalmente automatici. Il personale, lungo le linee di produzione, gestisce centraline per il solo controllo e comando delle fasi di lavorazione. Ma è già tardi o è troppo poco, per agguantare e vincere la concorrenza di chi ormai è considerato un grande pastaio italiano. Nel 1978, i Russo cedono le armi con onore e passano la mano ad altri.
 
Nota Finale
 
Questa memoria ricorda non soltanto le vicende di una casa o di un’industria, ma soprattutto quelli che con il proprio lavoro hanno lasciato un messaggio alle future generazioni ed oggi hanno giusto riposo. Si rivolge anche ai moderni imprenditori come a tutti i giovani – uomini e donne -, affinché possano meditare. Fare impresa non è un gioco. E’ una missione supportata da onestà e capitali. Dare lavoro è opera cristiana, per la quale occorre coraggio. Bisogna essere pronti a perdere tutto e avere la forza di resistere alla prepotenza.
 
Per finire, il pensiero corre veloce alle care Officine Meccaniche Reggiane. E' grazie al gran cuore dell’Emilia, che in tempi lontani salvò il patrimonio di un'industria, se oggi sono qui a raccontare con passione questa vicenda. Invio un sincero in bocca al lupo all’Archivo Digitale Reggiane dell'Universita' di Modena e Reggio E., considerandomi sempre a disposizione di questo, per quanto posso come persona. Ringrazio la Città di Reggio nell’Emilia, per l’accoglienza sempre ricevuta.
 
pubblicato su RS - Ricerche Storiche Istoreco, Reggio Emilia, n. 115 - aprile 2013
 
La storia, in ogni caso, non e' finita.
 
 
Link: Visita il sito di Istoreco - Istituto per la Storia della Resistenza e della Societa' Contemporanea di Reggio Emilia - clicca qui
 
Video:

 


Istoreco (RS) - Istituto per la storia della Resistenza e della Societa' contemporanea in provincia di Reggio Emilia



1875. il marchi di fabbrica di Antonino Russo fu Nunzio



1936. il mulino in costruzione.



il progetto delle "Officine Reggiane"



OMI Reggiane, macchinari montati a Termini Imerese.



molino e pastificio Antonino Russo fu Nunzio, macchinari "Reggiane"



sacchetto di pasta anni ' 70



i caccia delle "Reggiane"



Documenti originali d'esportazione pastificio Russo (anno 1915)



I premi del pastificio Antonino Russo fu Nunzio. da sinistra: Esposizione Nazionale di Montecatini (1906), Fiera dell'Impero Britannico (Londra, 1914)


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