Blog di Nunzio: La Fabbrica Dei Contenuti


La Fabbrica Dei Contenuti

Posted by Nunzio on 12/09/2012
 

Che tipo d'industria è questa? E' la produzione delle idee o, se volete, la costruzione di sogni che nella mente diventano realtà spesso tangibili. Vi assicuro che di queste fabbriche ne esistono tante, e forse più di quelle che sono dotate di capannoni e costosi macchinari. L'opificio di cui scrivo è fatto da un foglio di carta e una matita. E' quanto basta per lavorare e mettere insieme parole.
Ho incontrato on-line Piera Rossotti Pogliano, scrittrice e critica letteraria, ma sempre e con amore insegnante di liceo. Con lei ho parlato di scrittura, di editori e altro ancora. La conversazione si è deciso di inserirla fra queste pagine così com'è nata,e quindi priva di modifiche o editing come raccomanda chi opera su Internet.
Il risultato appare interessante, articolato e soprattutto sincero. Piera è anche responsabile del servizio gratuito di Lettura Incrociata offerto dal sito Il Rifugio degli Esordienti. Il suo primo romanzo, Il diario intimo di Filippina de Sales marchesa di Cavour, è stato finalista del Premio Italo Calvino 2000 ed è stato pubblicato dalle Edizioni Angolo Manzoni di Torino.
 
Conversando con un'amica scrittrice…


Nunzio. Penso ad una chiacchierata su argomenti che interessano i molti che scrivono e sperano un giorno di pubblicare. La scrittrice Piera Rossotti che cosa si domandava prima di osservare la sua opera esposta in vetrina? E dopo le vendite in libreria, quali sono state le riflessioni tratte da quest'esperienza?
Piera. Diciamo, in primo luogo, che mi sono sempre definita una signora che ha avuto voglia di scrivere un libro, mentre il mio editore dice che sono una scrittrice esordiente. In altre parole, "scrittore" non ci si autodefinisce, te lo deve dire qualcun altro che lo sei. Sinceramente, scrivendo Diario Intimo, non mi sono posta problemi di pubblicazione o altro e, molto ingenuamente, pensavo che sarebbe bastato sottoporre il libro a qualche editore e, se valido, sarebbe stato pubblicato. Beh, è andata praticamente così. L'unico biglietto di presentazione è stato arrivare tra i finalisti del Premio letterario Calvino, ma forse non sarebbe neppure stato indispensabile. Vedere in vetrina il proprio libro, sapere che c'è gente che lo compera, leggere le cose che mi scrivono tante persone che non conosco (adesso ho anche un angolino di forum sul sito di Editoronweb), fa un curioso effetto: il libro è diventato dei lettori, delle interpretazioni che i lettori possono dare, in un certo senso non è più mio. E' un passaggio leggermente doloroso, ma necessario per "tagliare il cordone ombelicale" e avere voglia di scrivere altro.
 
Nunzio. Cara Piera, è venuta a trovarmi una ragazza, un'aspirante autrice con un romanzo nel cassetto. Mi ha chiesto come riuscire a trovare un editore. Aldilà dell'eccessiva lusinga, ho avuto difficoltà a rispondere. Bisogna, in sostanza, aver già avuto successo ed essere noti, conosciuti (Bruno Cotroneo * L'Aspirante scrittore e l'Editoria * Oceania Edizioni, 1995). Però, se non si appartiene alla fortunata schiera di chi ha fatto carriera in altro campo, può essere utile. .
Piera. Chi è già noto per qualche motivo (perché è un uomo politico, un attore, un cantante ecc.), è ovvio che non ha difficoltà a pubblicare un libro. A volte, perdonatemi la malignità, neppure a scriverlo, ci sono i "negri" pronti a farlo per lui, basterà che il personaggio noto ci metta il suo nome... Ma non è questo il tipo di pubblicazioni che interessa, credo. Qui parliamo di gente che ha voglia di scrivere, che crede di aver scritto qualcosa di buono. E questo è il punto più importante, a mio avviso. Come sai, lavorando con il sito del Rifugio, mi pervengono tanti testi di persone che hanno voglia di scrivere. Alcuni sono davvero bravi, sono pochi, ma ci sono. Altri provano a scrivere, per vedere se, per loro, possa essere una via percorribile. Alcuni hanno voglia di imparare, di migliorare. Altri, pensano di essere perfetti, sono i lettori che, se criticano duramente i loro scritti, non capiscono nulla e sono delle teste di legno. Alcuni limano e rivedono senza sosta quello che scrivono, magari frequentano corsi di scrittura creativa, o leggono e rileggono i loro autori preferiti per "rubare il mestiere", altri mi mandano qualsiasi sciocchezza abbiano scritto, vantandosi, magari, di averla "buttata giù" in un momento di ispirazione. Talmente ispirati che, il più delle volte, non fanno neppure attenzione agli errori d'ortografia... Il panorama degli "aspiranti scrittori", insomma, è molto vario. La prima tappa del percorso, a mio parere è proprio quella di capire se quello che si scrive sia valido, quindi si devono far leggere i testi a persone che non siano soltanto la fidanzata, la mamma o la zia, ma a persone competenti. Questo si può fare attraverso corsi di scrittura creativa (che sono un mare magnum, non mi dilungherò su questo, ma che, a mio parere, possono essere validi e utili), partecipando a concorsi letterari (anche qui il discorso sarebbe lungo...), sottoponendoli a case editrici (ma cominciare dalle piccole, le "grandi" case editrici raramente rischiano su un esordiente, e non leggono nemmeno i dattiloscritti). Anche Internet offre delle possibilità di sottoporre i propri testi alle critiche di lettori più o meno preparati, e un esempio è offerto dal Rifugio, che tu ormai conosci bene, ma ci sono tanti altri siti. Perdonate la mia deformazione professionale di insegnante: non mi stancherò mai di dire che un aspirante scrittore deve leggere moltissimo e deve conoscere a fondo la "materia prima" che si accinge a utilizzare, ossia la lingua italiana. Ricordiamoci che Michelangelo, prima di essere l'artista che conosciamo, è stato un apprendista nella bottega del Ghirlandaio, e il suo compito era semplicemente quello di macinare i pigmenti colorati. Sarebbe poi stato capace di dipingere il Giudizio Universale, se non avesse conosciuto bene i colori? Pochi si pongono questo genere di domande. "Che importa la frase mal formulata, il banale errore di grammatica? Tanto, ci sono gli editor...", rispondeva alle critiche del Rifugio proprio pochi giorni fa un giovanissimo e saccente aspirante scrittore che, ritengo, scrittore non sarà mai.
 
Nunzio. Hai parlato prima di piccoli e di grandi editori: anche l'editoria è un mare magnum...
Piera. Certo, il panorama è estremamente variegato. In particolare, credo che a un aspirante scrittore interessi sapere questo: molte piccole case editrici vivono esclusivamente, o sopravvivono, grazie alle pubblicazioni a pagamento. Non c'è niente di più facile che pubblicare, basta pagare. E, se si cerca con un po' d'attenzione, è anche possibile non spendere cifre molto elevate, secondo la tiratura richiesta e il tipo di edizione, ovviamente c'è dell'altro (ho sentito raccontare di una grande casa editrice che pubblica anche a pagamento). Ma prendiamo in considerazione i piccoli editori che pubblicano a pagamento. Si dividono, sostanzialmente, in due categorie: quelli che pubblicano qualsiasi cosa, purché si paghi, e quelli che, in ogni caso, fanno una scelta e pubblicano solo ciò che ritengono in linea con il loro catalogo e comunque valido da un punto di vista editoriale. In entrambi i casi, il problema più grosso rimane la distribuzione, che è il vero punto debole delle piccole case editrici. Il libro, senza una distribuzione adeguata, non riuscirà ad arrivare capillarmente nelle librerie. Le cose forse cambieranno un poco, nei prossimi anni, grazie alle vendite su Internet. A che serve pubblicare mille copie di un libro, se poi non si possono vendere? E, se il libro non si vende, come può un autore diventare noto?
Sto semplificando molto il discorso, ma il problema esiste, e non è di facile soluzione. Il primo tipo di editore citato, tuttavia, non se ne preoccuperà minimamente, perché i suoi guadagni sono tratti esclusivamente dal contributo degli autori, non gli interessa distribuire i libri, soltanto stamparli. Attenzione: questo tipo di editore, sovente non chiede soldi per pubblicare, ma obbliga l'autore all'acquisto di un certo numero di copie (e, con ogni probabilità, stamperà solo quelle o poco più!). Un consiglio a chi decide la strada della pubblicazione a pagamento: verificate, pretendendo che sia specificato nel contratto, che il vostro libro sia dotato di codice ISBN, che soltanto un editore può assegnare, perché altrimenti non potrà entrare nei circuiti commerciali, né eventualmente essere venduto online su Internet, checché ve ne dicano i tipografi che si improvvisano editori. Sul sito del Rifugio ci sono, ovviamente, informazioni in merito più dettagliate.
 
Nunzio. Trasformare il passato in tempo ritrovato è quanto cita la recensione del tuo romanzo. Sono orgogliosamente siciliano e mi domando se l'Unità della nostra Patria è costata troppo al meridione d'Italia, e a tal punto da incidere fortemente sulla società attuale. Da esperta di storia dell'ottocento savoiardo, da piemontese sincera quale sei tu, forse puoi indicarmi i possibili errori strategici di Camillo Benso di Cavour o dei suoi epigoni.
Piera. Non credo che gli attuali problemi del Meridione d'Italia dipendano dall'Unità, ma certamente, in buona misura, dalla politica post-unitaria, della quale, purtroppo, Cavour non fu responsabile. Se fosse vissuto, penso che avrebbe dato un'impostazione diversa da quella dei suoi successori, lui credeva al libero mercato e alla libera concorrenza, non al protezionismo. Gli errori politici ed economici commessi sono tanti, e si sono accumulati anche in tempi recenti, e quindi non sono più ascrivibili alla politica savoiarda, moltissimo a quella democristiana del secondo dopoguerra. Il senso della frase che citi, comunque, è diverso, e riprende quanto ho affermato nel corso di un'intervista in cui mi si chiedeva perché abbia voluto guardare al passato, e io ho risposto citando La luna e i falò di Pavese, in cui il protagonista si definisce un bastardo perché non conosce le proprie origini. E tu, caro Nunzio, giustamente e "orgogliosamente" siciliano come ti definisci, mi comprenderai senz'altro. Abbiamo bisogno di volgerci verso il passato per capire non soltanto l'evoluzione di eventi politici ed economici, ma la nostra evoluzione personale. Il passato, come dice Proust, altro scrittore che amo molto, è tempo perduto, se non interviene qualcosa a farcelo rivivere, a liberarlo dalle pastoie della dimenticanza per riportarlo nel momento attuale. Al tempo che distrugge e ossida i ricordi, risponde la memoria involontaria che conserva. Nel mio caso, tuttavia, la memoria involontaria era un meccanismo impossibile, poiché i miei interessi si volgevano verso un periodo troppo lontano, il Settecento piemontese, così ho dovuto cercare un filtro, qualcosa che mi permettesse di guardare al passato remoto delle mie origini, e questo filtro sono stati gli occhi di una gentildonna come Filippina de Sales. Scrivendo, mi sono sforzata ogni giorno di entrare nella sua testa, di guardare con il suo sguardo, di valutare ciò che viveva come penso che avrebbe potuto fare lei stessa. E, lavorando, mi sono accorta che gli avvenimenti storici sono importanti - la ricerca e la documentazione del mio libro, anche nei dettagli come vestiti e ricette di cucina sono accurati -, ma interessava ancora di più quello che è, in realtà, il vero protagonista del mio libro, cioè un'intera vita umana, con le sue poche gioie e le molte sofferenze, con i suoi momenti di gloria e il grigiore della vita quotidiana, con la sua naturale, mesta conclusione.
Sì, penso che la vita umana sia il più grande soggetto narrativo,il più completo e perfetto, forse l'unico.
 
pubblicazione giugno 2000

 
 

 


Piera Rossotti Pogliano


Sito ufficiale dello scrittore Nunzio Russo - Cod. Fisc. RSSNNZ60P24G273U
Cookie Policy - Contatti - Copyright 2012