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Maria Antonietta Spadaro, architetto e storico dell’arte, è stata docente di Storia dell’Arte nei licei e alla Scuola di Specializzazione della Lumsa di Palermo. È vicepresidente nazionale Anisa per l’educazione all’arte (Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte). In passato, ha fatto parte della delegazione di Palermo del FAI (Fondo Ambiente Italiano). Ha pubblicato per bambini racconti fantastici ambientati a Palermo e dintorni ed è autrice di numerosi saggi sull’arte siciliana e non solo, tra cui Raffaello e lo Spasimo di Sicilia (1991), Palermo. Palazzo delle Aquile (2004) e Renato Guttuso (2010). Ha curato mostre d’arte tra le quali Novecento Siciliano (2003-04), Giovanni Lentini. Un palermitano a Milano (1882-1948) (2011) e Michele Catti (2013).
 
 
–       Uno storico dell’Arte, come lo è lei, quali interessi può avere sull’archeologia industriale legata alla pasta alimentare?
L’archeologia industriale si occupa di fabbriche dismesse che fanno parte integrante del territorio e della storia dei luoghi. Il destino di tali strutture è molto importante: esse non vanno demolite per non cancellare la memoria del nostro passato, anche industriale. Nel mondo tanti edifici industriali sono stati riconvertiti con enorme successo. Al momento mi sto occupando, con altri studiosi, dell’Archeologia industriale a Palermo: si è appena conclusa una grande mostra su tale argomento. Tuttavia abbiamo già avviato lo studio delle emergenze presenti in tutta la Sicilia. Termini Imerese è stata una terra ricca di opifici, in particolare pastifici, strutture di grande interesse.
Le tipologie architettoniche industriali sono oggetto di studio da parte di ingegneri e architetti e rientrano a pieno titolo nei Beni Culturali.
 
–       La mostra “Il romanzo della pasta italiana” racconta, con documenti in originale, l’anima imprenditoriale di una Sicilia lontana ma molto vivace nella produzione di farine e di pasta. Secondo lei, che è stata docente per molti anni, come si può tenere viva una tale memoria?
Tenere viva la memoria della cultura del lavoro nell’Isola credo sia un dovere per le nuove generazioni, proprio in un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo.
 
 
 
 
UFFICIO STAMPA e informazioni:
Maria Grazia D’Agostino

cell. 320.6213118 

La comoda poltrona di una biblioteca, una sdraia sulla spiaggia o un sedile di pietra in campagna sono ottimi compagni per una lettura intelligente. Ma che leggere? Queste, per esempio, sono alcune delle mie letture.
Buon divertimento. Anzi, buon viaggio!
 
Alessandro Baricco, Questa Storia, Fandango, Roma 2005
Maria R. Bordihn, Il Falco di Svevia, Tropea, Milano 2005 
Cochran/Murphy, Re per Sempre, Longanesi, Milano 1992
Glean Meade, Le Sabbie di Saqqara, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1999 
Erwin Rommel, Guerra  senza Odio, Garzanti, Milano 1963
Hernest Hemingway, Vero all’alba, Mondadori, Milano 1999 
Gen. Paolo Puntoni, Parla Vittorio Emanuele III, Il Mulino, Bologna 1993

 

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 La Pasta di semola con Germe di Soia

Introdurre nella pasta di semola il “germe di soia”, ricco di isoflavoni (molecole che permettono di prevenire alcune malattie diffuse tra le popolazioni occidentali), è stato l’obiettivo perseguito per anni dal professore Kenneth DR Setchell (sin dal 1980) e, più tardi, dal professore Carlo Clerici, docente all’Università di Perugia e direttore dell’unità di gastroenterologia dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordina di Perugia. I due ricercatori hanno lavorato insieme a questo progetto dalla fine degli anni ’90 arrivando, nel 2000, all’attuale formulazione della pasta Aliveris, che per porzione contiene 33 mg di isoflavoni (ovvero quanto presente in una dieta di tipo asiatico). Nel 2003 è arrivato per il professore DR Setchell il premio internazionale Roche per l’innovazione nel campo della nutrizione (International Award for Innovative Research in Human Nutrition) e da lì una serie di pubblicazioni sugli studi dei due ricercatori. Studi e ricerche che continuano tutt’oggi. I professori Kenneth DR Setchell e Carlo Clerici hanno così risposto ad alcune domande.
 
–        Quale è il valore aggiunto che il Germe di Soia dà alla pasta Aliveris?
Il Germe di Soia ha tantissime proprietà e, aggiunto durante il processo di pastificazione, si rende possibile l’attivazione di alcune molecole in esso contenute molto importanti, in particolare gli isoflavoni, che attraverso questa pasta possono rilasciare effetti biologici positivi. Allo stesso modo di come generalmente li rilasciano quando si assumono alimenti della tradizione culinaria asiatica, prevalentemente i cibi a base di soia fermentata. Gli isoflavoni sono fitoprotettori naturali, si trovano nelle leguminose, ma in una concentrazione più elevata li possiamo trovare nei semi di soia, nel trifoglio rosso o nel kudzu.
 
–       Le vostre ricerche si sono concentrate sulla possibilità di produrre una pasta che potesse essere più adatta alle necessità dall’uomo. Quali difficoltà avete incontrato prima di arrivare alla pasta Aliveris?
Le difficoltà più grandi in realtà le abbiamo riscontrate nel momento in cui abbiamo ottenuto il prodotto e via via che ottenevamo risultati statisticamente positivi dagli studi clinici. Infatti, la pasta con Germe di Soia ha più che altro problematiche a livello commerciale e di promozione del prodotto in senso stretto. Pur avendo serie pubblicazioni scientifiche, e dunque risultati positivi rilevanti su persone con varie problematiche, non è ancora possibile vantare claim salutistici in quanto l’EFSA (l’ente europeo per la sicurezza alimentare) in questo momento non lo permette. Non potendo spiegare nella confezione gli effetti positivi per la salute già testati, risulta davvero complicato arrivare al consumatore. Una persona media non riesce a capire il motivo per il quale dovrebbe acquistare, dunque consumare, abitualmente questa “nuova” pasta con germe di soia, a meno che non abbia una conoscenza specifica nel settore dei fitoprotettori naturali.
 
–       Le ricerche continuano al momento? Come e quale è il prossimo obiettivo?
Non abbiamo mai terminato le ricerche, ogni volta di fronte ad un risultato positivo abbiamo voluto indagare ulteriormente, ma per fare questi lavori seriamente ci vuole molto tempo e nulla può essere lasciato al caso. Ogni dettaglio è rilevante. In questo momento è in corso uno studio i cui volontari sono soggetti sani.

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